Aspromonte tutto in un giorno – 4 Ottobre 2015

E attraversiamolo sto benedetto stretto! .. stavolta ero deciso!

Il bello di stare su un’isola.. e che è appunto tale; sembra  un mondo a sé, come fosse una nazione diversa dall’Italia a cui appartiene. Questo tratto di mare che la separa dalla terraferma lascia immaginare un significato diverso, più alto, del semplice fatto fisico e geografico. Soprattutto quando mi riferisco alla mia terra, la Sicilia, a cui sono morbosamente affezionato. Ancora oggi scopro luoghi sempre nuovi, usi e costumi ancora celati, e bellezze ancora inesplorate. Non smette mai di stupirmi ed entusiasmarmi la mia terra.. la mia isola.IMG-20151005-WA0012rit

Appunto, circondata dal mare. Chiamiamolo in questo caso “non pregio” (difetto mi pare eccessivo), perché se si ha voglia di uscire e visitare l’Italia (a meno che non si parli delle altre isole minori, è chiaro) bisogna sempre passare da lì.. sto benedetto Stretto di Messina, e sempre un’altra regione si deve attraversare: la Calabria, o come diciamo qui dalle mie parti “i calabbri” (non ho mai ben capito perché in dialetto si usi il plurale per riferirsi a questa regione..). La nostra posizione è buona per andare in nord Africa, magari su una enduro ed in tenda per settimane.. ed è una idea per adesso messa da parte ma che riprenderò in futuro, ma questo è un altro discorso. Chi abita nel Lazio ad esempio, può scegliere ogni settimana una regione diversa da visitare.. oggi vado in Umbria, la prossima domenica mi faccio la Toscana, anzi il piccolo Molise.. ancora meglio chi abita ai confini della nostra bella Italia: questa Domenica direzione Francia, e perché no Germania passando per l’Austria, e la prossima volta si va in Slovenia, ma anche la Croazia non sarebbe male!

E va beh, noi abbiamo altri pregi (mi tranquillizzo così..).

Decisi per l’Aspromonte, quindi, più di 600 km.. ma tutti in un giorno. In questi casi va pianificato il percorso, purtroppo, perché quando sono in moto non voglio né orari, né mete, né altre decisioni,.. un viaggio è rilassamento, viaggiare e andare dove ti porta la mente e la moto, altrimenti diventerebbe uno stress (è la mia opinione, sia chiaro, perché a molti piace uscire così). Passare lo stretto, attraversare in pieno l’ entroterra montuoso calabro, e ritornare per sera (il tutto senza eventuali intoppi..) richiede una necessaria pianificazione, quantomeno delle cose e tappe principali. A maggior ragione quando si è in cinque.

I preparativi iniziano giorni prima: un’adeguata e minuziosa messa a punto della moto, così come la scelta su cosa portarsi dietro.. maglie di ricambio, antipioggia, cibo e acqua, gonfia e ripara, una pompa aria manuale, e i vari attrezzi che possono servire in caso di inconvenienti (su queste cose sono molto esigente.. a volte forse).

Ore 6:00 – Si parte! Da Acate siamo in tre; la mia Fazer, Giovanni, la sua GSR750 e Antony con la FZ8; per strada si aggrega Alex da Vittoria con la verdona Z750 e alla stazione di servizio subito dopo Catania passiamo a prendere Gianluca motorizzato R1 (auguri alle sue chiappe!)

Si traghetta! Averlo fatto in auto decine di volte non ti da la stessa emozione di provarlo in moto. E siamo già a Villa San Giovanni! Chiediamo un paio di indicazioni e via diritti per la ss670 fino a Gambarie, passando per Fiumara, San Roberto e le altre frazioni che incontravamo per strada; certo è che le indicazioni, come ahimè ci hanno abituati, scarseggiavano cosicchè i consigli forniteci da gente del posto sono stati determinanti.. ed il bello di un viaggio è anche questo: adattarsi e cavarsela da soli, anche sbagliando, cercando e riprovando. Arrivati a Gambarie quindi!gambarie ritt.jpg

Gran bel posticino, ci venivo a sciare con la mia famiglia, ma d’estate ha un aspetto molto intrigante e caratteristico. Sì che abbiamo beccato la sagra dei funghi, infatti in piazza abbiamo trovato, oltre a tanta gente, anche tante belle moto, ma a quanto pare il posto è turistico tutto l’anno. Cosa che fa molto piacere. Rilassati un pò sulle panchine della piazza, iniziava a farsi sentire un certo appetitto dopo quel bel pò di strada, quindi panino piccante! Il minimo per un amante del peperoncino come me, e in una regione così “hot” come la Calabria, famosa anche per questa spezia. “Salve signorina, mi faccia un panino, senza carne, con la cosa più piccante che ha”, esordisco coraggioso in un genere alimentare; “è proprio sicuro??” ammonisce lei con il tono di chi sa il fatto suo; ed io, “certissimo!”, sicuro dello stato di allenamento delle mie papille gustative e del mio stomaco. E proviamo sto famoso piccante calabrese, va!

pepper rit.jpg Mmm.. mi aspettavo di meglio sinceramente; la mia coltivazione di habanero, scorpion, naga morich e carolina reaper mi ha forgiato il gusto, oltreché lo stomaco. Sono pronto anche al fuoco! Rimessi in marcia, decidiamo di addentrarci ancor di più nelle strade e paesaggi del misterioso Aspromonte, ma prima mi sorge un dubbio: in queste zone sbaglio o c’era il cippo Garibaldi? Rapido consulto col primo passante e subito la conferma, si trovava a due passi da lì. Ottimo, seguiamo le indicazione e dopo pochi chilometri ecco la deviazione che ci farà attraversare la fresca pineta, al cui interno ecco il famoso cippo: un maestoso albero caratterizzato da un ampio incavo in cui i compagni di Giuseppe Garibaldi lo fecero riposare quando fu ferito alla gamba.cippo garibaldi rit.jpg

Nelle immediate vicinanze dell’albero sorge un piccolo mausoleo che ricorda le gesta dell’eroe. “Roma o morte” quindi!IMG-20151005-WA0025rit.jpg

Ma ritormiamo sulla statale, dopo una foto di gruppo (che parola strana, sembra evocare le gite del liceo..) che può senza pretesa alcuna riempire un desktop, con stile e carattere (e modestia qualcuno dirà..).aspromonteritt.JPG

Ss183 prima, e poi in quella che in seguito si è rivelata un vero e proprio incubo (dopo capirete perché.) la ss112; fino a Delianuova al cui ingresso dei ragazzini hanno insistito per venderci delle cassette di mandorle appena raccolte.. ma la mia borsa da serbatoio era piena (complice la felpa di Antony gentilmente appioppatami in traghetto perché chiaramente inadeguata alle temperature), altrimenti ne avrei prese alcune. Ss112 dicevo, passando per Scido e Santa Cristina D’Aspromonte; all’uscita del suddetto paesino, dopo un paio di km, ci troviamo di fronte una transenna che ci indica l’ interruzione della strada e l’ evidente divieto di transito. Ma come?? E ora che si fa? Considerando che erano già passate le 15, e che il sole non avrebbe impiegato tanto a tramontare, e che ancora dovevamo attraversare la parte più interna del massiccio montuoso, un pò di ansia iniziava a fare capolino. Comunque sia ci viene innanzi un sobrio signore in camicia da lavoro, uno che non so come né perché si trovava lì, a piedi in quelle zone.. chiediamo informazioni (e ti pareva..) per proseguire ma lui ci rasserena con un singolare monologo di diversi minuti, rigorosamente in dialetto calabro stretto.. sgomento, al termine mi sono girato per vedere le facce dei miei amici e come prevedevo erano sconvolte.. a bocca aperta. “Ma che ca**o ha detto???” Echeggia uno dei cinque. Del suddetto “discorso” ricordavo parole quali “u crucifiiissu” e qualche altra, ma il crocifisso mi è rimasto particolarmente impresso perché ripetuto più e più volte dal.. ehm.. narratore, diciamo così. Quindi ripreso dallo shock narrativo, decidiamo di seguire il consiglio del buonuomo; vai così. Superata la transenna, troviamo una percorso niente male (mi sarei aspettato frane e altro), a parte il fatto di trovare vecchi camioncini carichi di legna, tralaltro fissata in modo veramente precario. Facciamo diversi chilometri ma del chimerico crocifisso ancora niente; altra strada, altre belle curve immerse tra gli alberi che lasciano poco spazio alla visuale del cielo, e alla fine sfociamo in un bel curvone panoramico che accoglie l’ oggetto in questione: “u crucifiissu”, dal quale si intravedeva all’orizzonte il Mar Tirreno. Qua una bella foto ci stava.crucifissu rit.jpg

tirreno rit.jpg

Ci accorgiamo poco dopo che abbiamo passato l’incrocio che ci avrebbe portato nei pressi di Gioia Tauro, passando per Oppido Mamertina e Varapodio, percorrendo l’ultima strada decente, che ci avrebbe portati all’autostrada sulla via del ritorno. Ma dato che abbiamo deciso di visitarlo questo Aspromonte, lo facciamo fino in fondo. Diretti per Platì, quindi.. ahimè noto per essere (o essere stato) un comune ad alto tasso di ndrangheta. Avevo voglia di visitarlo, anche perché certi tempi sembrano essere fortunatamente ormai un ricordo del passato. Rimaniamo sulla ss112 quindi; quella che fino ad allora si era rivelata una comune strada statale (con tutti i difetti comuni purtroppo a molte strade del meridione, a cui ci hanno tristemente abituato..sigh), comincia a rivelare il suo lato più cupo. Iniziamo subito a smarrirci, inoltrandoci in una stradina che si faceva via via sempre più angusta e poco praticata, in cui l’asfalto si alternava ad ampi tratti di terra sulla carreggiata.. mmm la cosa inizia a non convincerci; l’immagine quasi surreale di una mandria di cavalli liberi, nel silenzio degli alberi e con un cielo che iniziava a farsi sempre più cupo, misto alla visione di un’enorme caseggiato in rovina ci spinge a fermarci e a rivedere il percorso. Ripeto, di indicazioni neanche l’ombra. Un furgone ci viene incontro, altra apparizione, altro aiuto; dall’espressione dell’autista capiamo che siamo fuori strada.. da lì non si arriva a Platì, quella non era la nostra rotta, e da lì non saremmo arrivati a niente, almeno per le successive ore. Una comunità incontro, una frazione con qualche casa, Zervò. Niente più. Dobbiamo ritornare fino ad un cocifisso (un’altro o lo stesso di prima?).. quello di Zervò.. strano non averlo notato passando. Vabè, ringraziamo, torniamo indietro ed effettivamente dopo poca strada ce lo troviamo davanti.cocifisso zervo.jpg

Svoltiamo, ok trovata la nostra strada. Qui in aspromonte sono presenti delle capre diverse da quelle delle mie parti.. mantello lungo, spesso e volentieri nero, e corna.. lunghe: aspetto poco rassicurante diciamo, se aggiungiamo a ciò il fatto che invadono la carreggiata (se così si può chiamare..) e non si spostano se non per urla del pastore, e accompagnate da cani pronti a tutto pur di difendere il gregge.. vedete un pò voi. Ah dimenticavo, eravamo in moto, teniamolo in considerazione. Ho parlato di urla, si perchè dopo che si sono scansate e hanno liberato per così dire il passaggio, uno dei cani parte all’ inseguimento di Alex (sarà stato attirato dal verde sfavillante della sua Kawa?).. lo avrebbe raggiunto credo in un secondo e mezzo se il pastore non avrebbe gettato un urlo da film.. fortissimo! Un mix tra un grido di dolore e qualcosa di gutturale a decibel elevatissimi.. mai sentita una cosa del genere! Le capre e i cani sono rimasti immobili, traumatizzati da quel suono agghiacciante; noi, allibiti proseguiamo. Ci può anche stare che una strada (soprattutto qui nel meridione, ahimè) non sia proprio a posto, ed infatti così era: iniziava con qualche pietra nella carreggiata, fino a dei massi veri e propri (massi, avete letto bene); a tratti mancava proprio la strada.. cioè vi erano delle voragini nel percorso.. ma dico io, in queste condizioni non dovrebbe essere transitabile, o quantomeno avvertire all’inizio del percorso.IMG-20151005-WA0002rit.jpg

Ma qui sembra tutto normale. Qualche chilometro senza animali.. mi sembrava strano, altra mandria quindi, ma stavolta di mucche, e un vitellino che per la paura si è messo a correre davanti a me per un bel pò sinceramente avevo timore che si sarebbe buttato giù da qualche curva tanto andava forte e impaurito. Fortunatamente va a sbattere contro la madre che lo attendeva pochi metri più giù e tutto finisce lì. Ma eravamo tra massi e terreno scosceso. Off road è il temine giusto. Se ci hanno detto che la strada è quella giusta, proseguiamo allora! Il percorso diventa un sentiero più che altro ed il bello è che non passa anima viva da quelle parti.. già da un bel pò; mancavano le frane all’appello ed eccole, che irrompevano lateralmente (sembravano fresche fresche a dir la verità, come se la parte laterale fosse crollata cinque minuti prima..), rendendo il passaggio davvero impervio. La visione di un ponte semi distrutto (e chi ci passava di lì??) da attraversare,IMG-20151005-WA0035 rit

con evidenti ferri fuoriusciti dalla struttura ci ha convinto ancora una volta a fermarci e decidere il da farsi. Una strada del genere non può essere transitabile al pubblico! Delle forme di vita dentro un pick up si avvicinano, chiediamo info e con nostro stupore ci dicono che.. la strada è quella giusta! E ci passano pure le auto come se tutto fosse normale! Intanto il sole comincia a calar e noi, dopo alcuni chilometri iniziamo a scendere verso valle. Platì, finalmente! I bambini all’entrata del paese inizialmente ci guardano come marziani, poi ci salutano, noi educatamente ricambiamo.. attraversiamo la piccola realtà cittadina, molto popolata e tranquilla a dire il vero, ma prima dell’uscita arriviamo in un viottolo bloccato da diversi ragazzi intenti a giocare; lenti zig-zag in sella e via verso l’ uscita del paese.20151004_172038rit.jpg

La sosta carburante poco dopo mi serve da occasione per info sulle strade da percorrere, cioè la sp1 che tanto ho studiato su internet.. e altro motivo per cui siamo arrivati fino a qui. Un gestore del bar prima, e un passante poi mi consigliano vivamente di cambiare rotta e dirigerci sullo scorrimento veloce che ci avrebbe portati direttamente a Rosarno, sul Tirreno. Ma come, l’ho virtualmente  percorsa e sembrava veramente ben messa ma i locali mi assicuravano essere come la ss112, appena percorsa. Ne parlo con i ragazzi, e inorriditi dal solo pensiero di un’altro percorso simile al precedente, tralaltro col sole ormai quasi al tramonto, e accettiamo il consiglio dei cari locali. Sempre più a valle quindi, sempre più verso lo Jonio; un pò di litoranea fin quasi Marina di Gioiosa Jonica e via per la ss682, scorrevole e veloce (ri-attraversando nuovamente l’Aspromonte, ma in un contesto diverso dal precedente, più tranquillo diciamo), e in poco meno di un’ora siamo già affacciati sul mar Tirreno. 3 mari in un giorno solo.. niente male. Andare in moto mi piace a tal punto che non sento la stanchezza, potrei stare giornate intere, infatti ero a posto, nonostante fossi già a 400 km. Che dire, da Rosarno fino a Villa san Giovanni è stata tutta autostrada.. beh chiamamola così sta benedetta e mai completata Salerno-Reggio Calabria, che un domani, un giorno, forse ma proprio forse, completeranno; così da consegnare al mondo intero un’opera (così sembra..) che è stata un mix di lavori in corso, deviazioni, file interminabili e cantieri durata cinquant’anni!! Unico neo durante il tragitto di ritorno è stata la distruzione (non trovo termine più appropriato) della coppa dell’olio di un autobus che entrato nel traghetto in maniera alquanto brusca.. noi eravamo già a bordo con le moto già belle posizionate quando sentiamo una botta e ci voltiamo verso questo autobus carico di vecchiette sorridenti.. ignare del fatto che avrebbero passato la notte lì; e subito un mare d’olio che avanzava a vista d’occhio e in un attimo ci arriva ai piedi, rendendo la superficie incredibilmente scivolosa.. si faceva fatica a stare in piedi! ma dico io, si guida così?? Tralaltro con degli anziani (che sono convinto non si siano resi minimanente conto di quello che stava accadendo.. erano così sereni e sorridenti tra loro..) Fortunatamente abbiamo assistito all’intervento tempestivo degli addetti alla sicurezza che hanno cosparso tutta la superficie di calce, e già dopo un’ora siamo riusciti a partire.. bene, pensavo di dover dormire sulla moto quella notte. 650 km quindi, un pò stanco si, ma ripartirei domattina!

Alla prossima!

Annunci